Con l’avvicinarsi delle scadenze fiscali, tutti i contribuenti sono chiamati nel non facile compito di reperire ed ordinare la documentazione necessaria per adempiere all’onere di regolarizzare la propria posizione col fisco o più semplicemente per beneficiare degli abbattimenti di imposta previsti dal T.U.I.R..

In attesa che il governo Renzi metta mano alla delega fiscale e riveda la tax expenditures, di seguito si cercherà di riepilogare la documentazione da presentare al proprio datore di lavoro od al caf\professionista incaricato.

Iniziando dai dati reddituali ed anagrafici, è bene predisporre in copia:

– codice fiscale proprio, del coniuge e/o dei familiari a carico e relativi dati anagrafici, accompagnati da un documenti di identità;

– la dichiarazione fiscale presentata nel 2013 (modello Unico o 730);

– eventuali modelli f24 con gli acconti Irpef, sulla cedolare secca, Imu, pagati l’anno passato;

– modelli CUD 2014 per i redditi da lavoro (anche in forma di collaborazione o partecipazione) e pensione o altre certificazioni delle somme soggette a ritenuta diverse da quelle indicate (ritenute per lavoro autonomo, redditi diversi, indennità INAIL, ecc.);

– visure catastali aggiornate con i dati dei fabbricati e terreni detenuti a titolo di proprietà, usufrutto od altro diritto reale, nonché gli atti immobiliari effettuati nel 2013;

– dimostrazioni di redditi posseduti (affitti, diritti d’autore, ecc.);

Passando poi ai giustificativi di spesa da esporre nel dichiarativo per alleviare il proprio gravame fiscale, inizialmente è utile aver chiara la distinzione tra oneri:

deducibili: sono le spese che concorrono alla diminuzione della base imponibile su cui verranno calcolate le imposte (ad esempio i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e volontari o le erogazioni liberali in favore degli enti non profit);

detraibili: sono i costi che riducono l’imposta dovuta. In genere tali componenti negativi incidono a seconda del tipo di spesa (19% per le spese sanitarie, 50% per le spese di ristrutturazione edilizia, ecc.) fino ad azzerare il debito con l’erario, con la particolarità che quando l’imposta dovuta è inferiore alle detrazioni alle quali si ha diritto, la parte di queste eccedente l’imposta non può essere rimborsata. Solo le detrazioni per famiglie numerose e sui canoni di locazione consentono di avere diritto alla parte incapiente.

L’elenco delle “pezze di appoggio” per usufruire di queste agevolazioni è lungo e variegato ed è contenuto in più disposizioni di legge (art. 12 e ss del d.p.r. n. 917/1986), ma tendenzialmente gli oneri più frequenti sono:

– spese sanitarie, quali acquisto di farmaci con scontrino parlante, ricevute per visite specialistiche, ricevute per esami di laboratorio, fatture per ricoveri, degenze e interventi chirurgici, spese sostenute per portatori di handicap, ecc;

– interessi passivi di mutui ipotecari per abitazione principale, per recupero edilizio o costruzione in proprio della prima casa;

– oneri per interventi di recupero edilizio e\o risparmio energetico e relativa documentazione (bonifico parlante, certificazione energetica, ecc.);

– fatture per mobili ed elettrodomestici collegate all’ arredo di immobili ristrutturati;

– quietanza di premi assicurativi sulla vita e contro gli infortuni, contributi al SSN pagati con rc auto, polizze di invalidità permanente o morte;

– ricevute di versamento di contributi a forme previdenziali obbligatorie e volontarie;

– MAV coi i contributi per colf e badanti;

– assegni periodici corrisposti al coniuge effettivamente separato o divorziato, tranne la quota di mantenimento per i figli;

– ricevute di versamento di tasse scolastiche per corsi universitari, scuole secondaria ed asili nido;

– ricevute di versamento di canoni di locazione per abitazione principale e studenti fuori sede, anche nell’UE;

– erogazioni liberali ad istituzioni, a.s.d., partiti politici, onlus ed enti religiosi;

– ricevute per spese veterinarie o funebri.

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