In attesa di conoscere gli sviluppi della famigerata “Quota 100” (pensionamento con 62 anni di anzianità e 38 anni di contributi) cerchiamo di fare il punto sulle possibilità di congedo dal mondo del lavoro per il prossimo anno.
1 – Pensione di vecchiaia a 67 anni
Il diritto alla pensione di vecchiaia si maturerà nel 2019 con 67 anni di età e un minimo di 20 anni di contributi. La vecchiaia è una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) ed alle forme esclusive, sostitutive, esonerative ed integrative della medesima, nonché alla Gestione separata. La pensione di vecchiaia scatta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile, oppure, nel caso in cui a tale data non risultino soddisfatti i requisiti di anzianità assicurativa e contributiva, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui vengono raggiunti tali requisiti.
Per ricevere la pensione, precisa l’Inps, è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.
2 – La pensione anticipata in base alla legge Fornero
È il trattamento pensionistico previsto per i lavoratori che abbiano raggiunto i requisiti contributivi ed eventualmente anagrafici per terminare l’attività lavorativa nella gestione di riferimento, anticipatamente rispetto al requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia. Nel 2019, in base alle regole attuali la soglia minima per gli uomini dovrebbe salire a 43 anni e tre mesi da 42 anni e 10 mesi di quest’anno. Per le lavoratrici sarà possibile raggiungere la pensione con un anno in meno rispetto agli uomini: 42 anni e tre mesi di contributi.
3 – I lavori usuranti
Sono circa 6mila i lavoratori potenziali beneficiari ogni anno della pensione anticipata per lavoro usurante: si tratta di persone che abbiano svolto una o più delle attività usuranti (tratte da un apposito elenco, come i lavori nelle cave, quelli ad alta temperatura, quelli notturni) per un tempo pari ad almeno la metà della vita lavorativa (o sette anni negli ultimi dieci) per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2018 in poi.
I requisiti per i lavoratori usuranti nel 2019 e fino al 2026 sono: quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi.
4 – I lavoratori precoci
I lavoratori precoci possono accedere alla pensione con quota 41+cinque mesi di contributi, a prescindere dalla età anagrafica, a patto che prima dei 19 anni abbiano lavorato per almeno 12 mesi effettivi, anche non continuativi. L’assegno spettante alle pensioni quota 41 viene calcolato con il sistema misto.
5 – I lavori gravosi
Per i lavoratori impiegati in mansioni gravose bisogna focalizzarsi su questi requisiti : 66 anni e 7 mesi di età (oppure 41 anni e dieci mesi per le donne; 42 anni e 10 mesi per gli uomini). Dal 2019 non scatterà la speranza di vita. Le domande vanno presentate telematicamente all’Inps, compilando un apposito modello, allegando la dichiarazione del datore di lavoro attestante i periodi di svolgimento delle professioni di cui all’allegato B del decreto ministeriale di cui all’articolo 1, comma 153, legge 205/2017, resi alle proprie dipendenze, il contratto collettivo applicato, il livello di inquadramento attribuito, le mansioni svolte, nonché il relativo codice professionale Istat, ove previsto. Per questa categoria si è in attesa della circolare dell’Inps con le istruzioni applicative.
6 – Opzione donna
Nel pacchetto pensioni allo studio del Governo c’è anche la proroga fino al 2021 di “opzione donna”: con 58 anni di età e 35 di contributi le lavoratrici (59 se autonome) potranno avere una pensione ricalcolata con il solo criterio contributivo e decorrenza posticipata di 12 mesi (18 per le autonome).
7 – Ape aziendale e sociale
Una possibilità ancora sul tavolo resta l’anticipo pensionistico (Ape) aziendale: una dote che può essere fornita dal datore di lavoro privato indipendentemente dal numero di dipendenti e senza nessun accordo sindacale, d’intesa e a favore del singolo lavoratore che accede a un Ape volontario. Il lavoratore potrà così ricevere un assegno ponte per un massimo di 43 mesi prima della pensione di vecchiaia, alimentato con un prestito che sarà poi restituito con rate ventennali trattenute sulla futura pensione. La platea è quindi quella dei lavoratori dipendenti che abbiano almeno 63 anni di età e almeno 20 anni di contributi e che distino dalla sola pensione di vecchiaia non più di 3 anni e 7 mesi.
Dovrebbe poi essere prorogata per tutto il 2019 anche l’Ape sociale, ovvero il prestito-ponte finanziato dallo Stato per consentire il pensionamento a lavoratori in condizioni di disagio ai quali mancano solo 3 anni al raggiungimento dei requisiti.
8 – cumulo dei contributi
Si ricorda, infine, la possibilità del cumulo gratuito di contributi previdenziali versati in più gestioni, un’operazione rivolta a una platea di circa 50mila lavoratori l’anno che hanno la possibilità di andare prima in pensione e a costo zero, visto che l’operazione “somma” non ha alcun costo diretto. I potenziali beneficiari del cumulo comprendono anche coloro che hanno versato contributi alle casse dei professionisti. Il cumulo permette di ottenere un assegno unitario, permettendo anche la conservazione delle regole di calcolo proprie di ciascuna gestione pensionistica. Una opportunità soprattutto per chi ha carriere frammentate.
Fonte: www.ilsole24ore.com
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