A pochi giorni dal termine ultimo per l’approvazione delle delibere comunali per la definizione della nuova fiscalità immobiliare locale, il Governo ha concesso una proroga di 60 giorni ai sindaci ancora inadempienti, per perfezionare il meccanismo di prelievo di Tasi ed Imu, alimentando la confusione in materia con un maggior spezzettamento dei versamenti, a discapito delle poche amministrazioni virtuose (circa 500 comuni su 8000) che già hanno approvato aliquote e detrazioni sull’imposta dei servizi indivisibili. Nel proseguo si cercherà di riordinare le varie norme stratificatesi nel tempo e fare un po’ di chiarezza in argomento.

IMU
Partendo dall’ormai obsoleta imposta tremontiana, l’Imposta Unica Municipale continua a trovare applicazione per tutti gli immobili con esclusione delle abitazioni principali non di lusso e delle relative pertinenze, ora solo imponibili Tasi.
Pertanto il 16/06 i proprietari o titolari di diritti reali su terreni agricoli (tranne se in zone montane\collinari o coltivatori diretti ed IAP), seconde case, prime abitazioni con categorie catastale A/1, A/8 e A/9, dovranno versare l’acconto dell’imposta secondo le aliquote 2013 per poi conguagliare il dovuto il 16/12 p.v. con le eventuali maggiorazioni, decise dal Comune per finanziare le detrazioni sulla prima casa. In ogni caso la somma del carico fiscale delle due tasse non potrà superare la soglia percentuale dell’1,06% o dell’1,14% in caso di agevolazioni sulle abitazioni principali.

TASI
L’Imposta sui servizi indivisibili, ossia sulle attività di interesse generale della collettività, è dovuta per la detenzione di fabbricati, aree edificabili ed immobili rurali strumentali, dai proprietari e dagli inquilini con una quota di partecipazione da stabilirsi in sede comunale tra il 10% ed il 30%, applicando alla rendita catastale i coefficienti di rivalutazione dell’Imu e le aliquote decise dal Comune tra un minimo dell’1 per mille ed un massimo del 3,3 per mille previa detrazioni.
Senza entrare nel dettaglio dell’iter di approvazione della norma, le scadenze per il pagamento del tributo possono essere così scaglionate:
– Comuni che al 23/5 hanno deliberato i propri regolamenti: tecnicamente il termine ufficiale è la pubblicazione entro il 31/05 sul sito del Mef delle delibere, comunque tutti gli abitanti di tali comuni dovranno versare entro il 16/6 l’acconto;
– Comuni che al 23/5 non hanno deliberato i propri regolamenti: in questo caso bisogna fare un’ulteriore distinzione in base al tipo di immobile per stabilire la data di versamento. Infatti, per le prime case già il “Salva Roma III” aveva previsto uno slittamento al 16/12 dei termini di pagamento dell’imposta nei comuni ritardatari. La proroga decisa dall’Esecutivo riguarda gli altri fabbricati (seconde case, uffici, ecc.) che saranno chiamati alla cassa il 16/09.

Ricapitolando quindi lo scenario delineato, dovrebbe essere salvo modifiche:
16/06:

– acconto Tasi per tutti nei comuni che hanno pubblicato le aliquote definitive entro maggio sul sito del Mef;
– acconto Imu sui fabbricati diversi dalla prima casa non di lusso e relative pertinenze con le regole del 2013;

16/09:

– acconto Tasi nei Comuni ritardatari per proprietari ed inquilini di fabbricati, aree edificabili ed immobili rurali strumentali, secondo le aliquote e le detrazioni decise dai Comuni;

16/12:

– saldo della Tasi sulle abitazioni principali ed immobili diversi per tutti con le delibere definitive;
– saldo Imu sui fabbricati diversi dalla prima casa non di lusso e relative pertinenze con le regole del 2014.

 

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